Queste monete, coniate con il titolo di 835 millesimi, sostituirono, per effetto della L 788/1862, le precedenti monete in argento con il titolo di 900 millesimi. Questo, per contrastare la speculazione dell'epoca, che, per l'effetto dell'aumento del prezzo dell'argento, favoriva l'esportazione delle monete in argento con il titolo pieno [Carboneri 1915b, p. 544]. Di conseguenza queste monete persero la qualità di monete a pieno titolo ed a corso legale illimitato, diventando delle divisionarie a corso legale limitato, ossia una specie di gettone monetario con il valore nominale superiore a quello intrinseco. Il quantitativo delle monete divisionarie fu fissato a 150 milioni e il loro corso legale ridotto a 50 lire per ogni pagamento fra privati e, nei pagamenti doganali, alle somme inferiori a 5 lire; fermo restando che lo Stato rimaneva vincolato a riceverle nelle casse pubbliche senza limite di somma [ibid.pp. 295-296, 477, tab.]. Pertanto, l'unità monetaria - la lira italiana - da moneta effettiva si svalutò in moneta sussidiaria (o moneta debole) e il sistema monetario bimettalico in vigore si trasformò in un bimetallismo zoppo o incompleto, dove soltanto le monete d’oro conservarono in esso il carattere di monete perfette.
Nel 1892 cessò, definitivamente, la coniazione delle monete da 50 centesimi in argento e, a parecchie riprese, si provvide al loro ritiro ed alla loro fusione; tanto che nel 1914 ne rimanevano in circolazione solo cinque milioni di lire [Carboneri 1915b, p. 548].
Le monete da 50 centesimi in argento furono coniate dal 1889 al 1892, complessivamente, in 783.564 pezzi, per un totale di 391.782 lire [Carboneri 1915b, pp. 884-885, tab. B1].