Le monete da 10 centesimi di rame del 1° e del 2° tipo, si diffenziano per una diversa acconciatura dei capelli del sovrano e per la posizione della sigla dell'incisore speranza, posta nel dritto delle monete, che è sotto il collo nelle monete del 1° tipo, mentre è nell'esergo, lungo il bordo, nelle monete del 2° tipo.
Durante il regno d'Italia, il corso legale delle monete di bronzo, ogni pagamento tra privati, era limitato ad 1 lira; lo Stato, tuttavia, aveva l'obbligo di riceverle senza limite di somma nelle casse pubbliche [Carboneri 1915b, p. 296].
Le monete da 10 centesimi in bronzo, sia del 1° sia del 2° tipo, furono coniate dal 1893 al 1894, complessivamente, in 74.456.780 pezzi, per un totale di 7.445.678 lire. Più precisamente: 36.547.000 pezzi del 1° tipo, nel 1893, per un totale di 3.654.700 lire, e 37.909.780 pezzi del 2° tipo, nel 1894, per un totale di 3.790.978 lire [Carboneri 1915b, pp. 904-905, tab. D1].
Negli anni successivi la cessata emissione di queste monete da 10 centesimi, iniziò, nel 1901 sotto il regno di Vittorio Emanuele III, la loro demonetizzazione, essendo ritenute dal pubblico incomode, ingombranti e troppo pesanti, per convertirle in monete del taglio da 1, 2 e 5 centesimi, senza variare il contingente [Lanfranco 1932a, p. 162].