Nel 1906, a seguito dell'apertura della galleria del Sempione, fu organizzata l'Esposizione Internazionale di Milano. Per l'occasione, il Comitato organizzativo commissionò allo stabilimento Johnson di Milano la fornitura di gettoni da 20 centesimi di bronzo affinché fossero spendibili, e convertiti in valuta legale, all'interno dell'Esposizione. L'incisore dei conî è Angelo Cappuccio, l'autore del modello è Egidio Boninsegna.
La RIN [1906a, p. 132] così presenta questo gettone da 20 centesimi: "Fra le geniali novità della imminente Esposizione di Milano il Comitato escogitò quella di una moneta destinata ad aver corso nell'interno dell'Esposizione stessa. È di bronzo, delle dimensioni di un comune 10 centesimi [in realtà un poco più piccolo e meno pesante]; ma avrà il valore di 20. Il pubblico assisterà alla coniazione, vedrà uscire da una macchina delle più perfezionate poco meno di un esemplare al secondo, e potrà procurarsi la moneta a suo piacere per 20 centesimi e a questo medesimo prezzo potrà pure spenderla entro il recinto dell'Esposizione. Non sarà raro il caso che il visitatore invece che spendere il pezzo acquistato lo conserverà quale ricordo, e ciò formerà il vantaggio finanziario del Comitato." Continua poi la RIN [ibid., p. 133] scrivendo che "Questo però non fu il solo scopo che il Comitato si prefisse; ma volle nello stesso tempo che la tessera rappresentasse l'industria della coniazione e in questo è perfettamente riuscito perché offre un saggio che le fa molto onore e dimostra come lo stabilimento milanese [Johnson] possa gareggiare con qualunque officina all'estero."
Nello stesso articolo [ibid.], è descritta, al dritto, la raffigurazione della testa galeata di Minerva "cui formano diadema le due statue dell'arte e dell'industria".
Successivamente, il BdPI [1907, p. 662, n. 48326] riporta la registrazione della proprietà intellettuale del gettone in oggetto, presentata dallo Stabilimento Johnson, a nome del suo incisore Angelo Cappuccio. Nella descrizione del dritto del gettone, sopra la testa di Minerva, "figurano il Lavoro e l'Industria che si stringono la mano"; descrizione, dunque, che ci informa che una delle due statuette poste sopra la testa di Minerva rappresenta il Lavoro e non l'Arte.
Tuttavia, a tale proposito, è da rilevare che il fascicolo I della RIN [v. supra], contenente l'articolo che ci riguarda, fu pubblicato, completo di immagini, il 26 marzo 1906, alcuni mesi prima della coniazione del gettone; quindi, la descrizione riportata non è frutto di una soggettiva interpretazione dell'autore della recensione, bensì un'indicazione che poteva pervenire solo dagli autori del gettone o dalla direzione dello stabilimento che successivamente lo produsse. Pertanto, l'indicazione di una delle due statuette, poste sopra la testa di Minerva, come "Arte", va intesa senz'altro come sinonimo di "Lavoro", così come sarà poi indicato nel BdPI [v. supra].
Grande è la bellezza di questa coniazione, in stile liberty, che presenta, nel dritto, la testa di Minerva raffigurata di fronte col minimo dei rilievi. Le teste di fronte, già non comuni sulle monete antiche, dove non c'era limite al rilievo, furono completamente abbandonate sulle moderne, nelle quali il rilievo deve essere minimo per non sorpassare quello dell'orlo per permettere alle monete di essere impilate. Con questa produzione, lo stabilimento Johnson, si dimostrò all'altezza delle antiche officine monetarie.
Di questo gettone furono coniati, come curiosità per gli amatori, 100 esemplari numerati in oro, che furono venduti a 100 lire cadauno, e 1.000 esemplari numerati in argento, che furono venduti a 10 lire cadauno [RIN 1906b, p. 279].