Queste monete da 5 soldi furono coniate, complessivamente, in oltre 36.000.000 di pezzi, in parte ritirati e fusi nel 1799 [Traina 1967, tav. CXXX, nota sotto il n. 105].
Queste monete furono coniate con circa un quarto d'intrinseco rispetto al loro valore di emissione di 5 soldi [Traina 1967, tav. CXXX, nota dopo il n. 105]. In seguito, queste monete, furono svalutate a 5 centesimi e continuarono a circolare, con i nomi di "Mauriziotto" e "Soldo di San Maurizio", fino alla costituzione del regno d'Italia [Simonetti II, p. 234].
Il CNI [I, nn. 138-139, p. 430], indicando gli esemplari delle ex collezioni Marchisio e Beraud, esitati dall'asta Baranowsky del 1930, cataloga, come prove, due monete da 5 soldi, datate 1795, coniate in mistura anziché in rame; la seconda moneta, delle due descritte, presenta, nel campo del rovescio, le sigle r • b in un rettangolo (contromarca?). Le citate catalogazioni, furono poi riprese da Traina [1967, nn. 104a-105a, tav. CXXX]. Anche Biaggi [III, n. 855e, pp. 1186-1187] cataloga una moneta simile, senza contromarca ed appartenente ad una collezione privata (il primo degli esemplari succitati?), alla quale attribuisce un'elevata percentuale d'argento nella lega. Noi, allineandoci al CNI [v. supra], riteniamo che le monete in oggetto, nonostante non siano datate con il primo anno di coniazione della serie, siano delle prove di zecca; infatti, le monete di questo tipo furono coniate con circa un quarto d'intrinseco rispetto al loro valore nominale [Traina 1967, tav. CXXX]. Pertanto, è da escludersi, per questo tipo di moneta da 5 soldi, un'eventuale coniazione in mistura destinata alla circolazione.